Pubblicato da: rolandociofi | 16 marzo 2012

INTERRELAZIONI TRA IPOCONDRIA E PARANOIA E’ “credibile” una richiesta di aiuto ed un progetto di cura? di Roberto Lizza e Leopoldo Giannini

Sebbene il DSM III R, così come il DSM IV, abbiano concesso autonomia nosografica alla ipocondria, in realtà il termine ipocondriaco è più spesso usato come attributo e come sintomo descrittivo per una serie molto ampia di disturbi psichiatrici. Nella pratica clinica può però essere assai difficile distinguere la paura nevrotica per la malattia (la nosofobia) da una credenza o convinzione delirante, tanto che la gran parte delle volte il limite non sembra poi così netto.

Di interesse più diretto per lo scopo del nostro lavoro, è quella forma speciale di ipocondria travestita da psicosi paranoide, cosiddetta “paranoia ipocondriaca”, che apparve nella letteratura francese. Infatti durante il XIX e all’inizio del XX Secolo si riscontrava nella psichiatria europea, ma soprattutto in quella francese, uno spiccato interesse per le varie forme ipocondriache psicotiche. Gli autori descrivevano questi quadri clinici di ipocondria psicotica utilizzando i termini di “délire hypocondriaque systèmatisé” (Séglas, 1895), “délire de préjudice hypocondriaque” (de Clérambault, 1923), “paranola hypocondriaca” (Korsakoff, cit. da Vaisova e Coll., 1979), “caractére paranoiaque” dell’ipocondria (Delmas, 1931). Vi era inoltre un’altra condizione nella quale il paziente ipocondriaco proietta la sua aggressività nell’ambiente circostante -delirio ipocondriaco sistematizzato – anche chiamato nosomania, identificabile con la paranoia litigiosa (Capgras: “Persecutori ipocondriaci”). Furono gli psichiatri francesi che introdussero il concetto di “cenestesiopatia” in riferimento alla somma di tutte quelle sensazioni organiche che sono normalmente vaghe e profonde, ma che danno alla persona la percezione e la sensazione di esistere. Così per Ey (1966) l’ipocondria pare come una forma patologica dell’esistenza umana, riflettendo sull’apparente paradosso: “può una malattia immaginaria essere considerata una malattia?”.

Anche Freud prese parte al dibattito sull’ipocondria molto presto, nel 1896. È da notare che egli credeva in una connessione tra ipocondria e parafrenia, una convinzione che fu confermata nel celebre caso del presidente Schreber del 1911. Freud originariamente classificò l’ipocondria (con neuroastenia e nevrosi d’angoscia) tra le “nevrosi attuali”, le quali originano da un processo fisiologico abnorme la cui eziologia è dovuta ad un effetto “tossico” della libido n convogliata. Inoltre non sussiste una significazione simbolica primaria e n sussiste. una indicazione al trattamento analitico. Freud nel 1911 postulò, n soddisfatto della teoria precedente, un parziale legame tra le nevrosi attuali e psiconevrosi di difesa evidenziando la possibilità che l’ipocondria intrattenga con la paranoia la stessa relazione che la nevrosi d’angoscia ha con l’isteria. presidente Schreber infatti, uno dei pazienti più celebri della storia della psichiatria e della concezione della psicosi, arrivò alla schizofrenia paranoide dopo una lunga storia di ipocondria.

I moderni “luoghi nosografici” dell’ipocondria e della paranoia sono, secondo noi, tanto dettagliati e definiti quanto, in realtà, sovrapponibili e intersecabili tra loro.

Il grande capitolo dei Disturbi Somatoformi costituisce un gruppo di patologie la cui comune caratteristica è la presenza di lamentele somatiche senza alcuna base organica dimostrabile.

I Disturbi Somatoformi, considerati attraverso la prospettiva nosografica DSM IV, costituiscono una complessa e variegata entità nosografica in cui risulta costante la compromissione del soggetto dal punto di vista della sua interazione con i diversi contesti in cui si trova ad operare, ma in particolare in ambito sociale e lavorativo.

L’approccio classificatorio dell’ICD-lO, per il resto perfettamente sovrapponibile al DSM III R e IV, ispirandosi più specificamente alla tradizione medica europea, mantiene la diagnosi di Disfunzione Vegetativa Somatoforme e Neurastenia oltre a:

– il Disturbo di Somatizzazione e il Disturbo Somatoforme Indifferenziato

– il Disturbo di Conversione

il Disturbo da Dolore

l ‘Ipocondria

– il Disturbo da Dismorfismo Corporeo

il Disturbo Somatoforme non altrimenti specificato.

Nell’ICD-lO, nel DSM III R e nel DSM IV, il Disturbo Somatoforme Indifferenziato si configura quale categoria residuale del ben più grave Disturbo di Somatizzazione. Se infatti non vi è dubbio che quest’ultimo rappresenta vera e propria entità nosografica a sé stante, caratterizzata dall’estrema gravi rarità, d’altro lato non si può negare che le forme di somatizzazione di gran lunga più frequenti nella pratica clinica sono quelle che verrebbero classificate come Disturbo Somatoforme Indifferenziato, quasi si trattasse di forme fruste o a espressione incompleta del Disturbo di Somatizzazione.

Sempre secondo questo filo logico, la schizofrenia e le altre psicosi rientrano nell’ambito dei criteri di esclusione del Disturbo Somatoforme Indifferenziato, il quale, essendo così scarsamente caratterizzato dal punto di vista nosografico, potrebbe certamente coesistere con esse. E dunque chiaro che il Disturbo Somatoforme Indifferenziato, in presenza di una patologia quale appunto la schizofrenia, viene per così dire fagocitato dalla stessa, nel senso che ne rappresenterebbe soltanto un sintomo: ciò si verifica proprio a causa del fatto che, non giungendo a esprimersi sufficientemente sul piano sintomatologico sino a costituire una sindrome a sé stante, si configura esclusivamente come categoria residuale del Disturbo di Somatizzazione. Quest’ultimo infatti si delinea come una vera e propria entità nosografica separata e pertanto può sussistere anche in presenza di altre patologie.

In questa moderna nosografia l’ipocondria, nell’ambito di questo grande capitolo dei Disturbi Somatoformi, ha come regola di esclusione più importante la Schizofrenia, i Disturbi Schizofrenosimili e tutti i Disturbi dell’Umore.

L’esposizione di alcuni casi clinici e alcuni riferimenti bibliografici ci consentiranno di illustrare le nostre riflessioni sulle interrelazioni fra ipocondria e paranoia.

Fonte POL.it http://www.psychiatryonline.it/ital/ipocondria.htm


Risposte

  1. Nel leggere l’articolo mi è venuto quasi immediatamente da pensare un’assenza di collegamento fra la realtà di una tendenza patologica della mentalità umana che poi ha come risvolto – direi millenario – la costituzione di poteri sociali viziati da questo malessere mai curato perchè in qualche modo, ciascuno di noi ne è affetto e per riuscire a superarlo e quindi poter aiutare altri a superarlo in se stessi ecc deve fare un percorso direi fuori dal comune esistere.
    Direi che questa mancanza sostanziale di atteggiamento mentale verso se stessi e quindi una migliore possibilità di costruire dei parametri istituzionali nella società sani e tendenzialmente utili a correggere la spinta alla malattia del pensiero psichico, è una mancanza cui bisogna far fronte al più presto perchè altrimenti non c’è evoluzione nello studio della psicoterapia.
    Anche perchè, in un’epoca ipertecnologica come la nostra il dato certo ed accertabile è sempre più disperso nell’ipotesi virtuale del tutto è possibile e quindi tutto potrebbe essere e trova consenso nel fatto che troppe strumentazioni e troppi supporti sono accessibili a chiunque.
    Quindi, considerando che l’arte dell’apparenza è realmente diventata il surrogato predominante della nostra esistenza e che un ricatto economico la rende senz’altro un’arma sin troppo a disposizione di menti poco adatte a favorire e supportare adeguatamente una sostanziale evoluzione umana che non sia il proprio tornaconto, direi che una scelta per intervenire immediatamente a favorire una linea di studio e di operatività in tal senso – cioè per costituire una base scientifica e coerente ad una più equilibrata idea di rapporto e scelta verso un evento reintegrativo, umanitario e globale – sia quanto meno un’esigenza intima di ciascuno che si interessi alla problematica esistenziale non viziato da interessi di parte


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