Pubblicato da: rolandociofi | 30 aprile 2012

Dipendenza Affettiva di Patrizia Marzola

Un tema attuale è la capacità delle persone di costituire delle buone relazioni affettive. Però è noto che tante persone non riescono a costruire relazioni sane, si sente parlare di dipendenza affettiva. A Cosa ci si riferisce?

All’inizio di una relazione, nella fase dell’innamoramento, si provano emozioni e sensazioni legate all’ebbrezza della vicinanza con il proprio partner. Quindi è normale la continua ricerca di “stare insieme”, e si rimandano ad esempio, gli impegni che impediscono di trascorrere insieme il tempo. Poi, con il proseguire del tempo, la coppia si stabilizza, e nel rispetto reciproco, ognuno ritrova i propri spazi, in un equilibrio tra vita “individuale” e vita di “coppia”.

Nella dipendenza affettiva invece, succede che uno dei due partner si dedica completamente alla ricerca esclusiva del benessere dell’altro, dimenticando se stesso, la propria individualità. Il partner assume il ruolo di un salvatore , egli diventa lo scopo della loro esistenza di coppia, l’assenza dell’altro, anche temporanea, da la sensazione al soggetto dipendente di non esistere.

Alla radice di questa dipendenza c’è la paura dell’abbandono, della separazione, della solitudine e così, si tende a negare i propri bisogni e desideri.

Che cosa significa dipendenza affettiva in pratica?

Per ogni essere umano l’amore è l’espressione di un sentimento di attaccamento, esprime un bisogno affettivo.

Ma quando questo bisogno diventa ossessione, perché è legato alla paura di rimanere soli (ad esempio), l’amore, questa forma di attaccamento diventa una vera e propria dipendenza, si ha la sensazione di non poter farne a meno. Si prova una frustrazione, una sensazione simile a quella provata dai drogati quando hanno bisogno di una “dose”, una specie di crisi di astinenza, che il partner combatte con la ricerca attiva e continua del compagno, lo stare sempre insieme appaga questa sensazione di astinenza, ma che ovviamente è deleteria per il sano proseguimento della vita di coppia.

Come si mostra l’amore dipendente?

È ossessivo, lascia pochi spazi personali.
È basato su continue richieste di devozione e di rinuncia da parte dell’amato
C’è paura del cambiamento, perciò si tende a soffocare ogni interesse personale in nome di un amore che occupa il primo posto nella propria vita.
Spesso questo tipo di personalità dipendente si sceglie partner “problematici”, portatori a loro volta di altri tipi di dipendenza (droghe, alcol, gioco d’azzardo. Il fine è di negare i propri bisogni, perché l’altro ha bisogno di essere aiutato Ma è un aiuto “malato” in cui si diventa “codipendenti”, anzi si rafforza la dipendenza dell’altro.

Si possono sviluppare altri problemi psicologici?

Può svilupparsi una vera e propria sintomatologia come ansia generalizzata, depressione, insonnia, inappetenza, malinconia, idee ossessive.

È più frequente negli uomini o nelle donne? Perché?

Nelle donne. Sembra che le donne reagiscono ai traumi e le mancanze affettive subiti in modo diverso rispetto agli uomini.
In poche parole: l’uomo tende ad allontanare dalla mente il dolore subito, mentre la donna rivive ciò che ha subito, riproducendo le carenze o le violenze, nel tentativo illusorio di controllarle e di riscattarsi dal passato. Sono donne che vivono una continua ricerca di un amore che le gratifichi, si sentono inadeguate. Esse hanno difficoltà a prendere coscienza di loro stesse e del loro diritto al proprio benessere sono dipendenti di attenzioni, di richieste e di conferme.

Qual è la storia personale delle persone che sviluppano dipendenza affettiva?

Provenienza da una famiglia in cui i bisogni emotivi sono stati trascurati;
Cercare di ri-versare affetto e amore che non si ha ricevuto in passato.
Poca sicurezza personale, bassa autostima, dipendenza dagli altri.

Come si può superare il problema?

Come in tutte le dipendenze, è necessario ammettere che esiste un problema.
Dopodiché si lavora sull’individuazione delle condotte patologiche della vita di coppia.
In questo caso è molto utile il lavoro di gruppo, grazie al gruppo si possono fare confronti e mettere in discussione i comportamenti di dipendenza, nel gruppo si trova la forza, e quindi la motivazione e il sostegno per riuscire ad uscire da relazioni tossiche che sono le fondamenta della propria infelicità.

Libro consigliato

Miller D., 1994, Donne che si fanno male, Feltrinelli, Milano.

Dott.ssa Patrizia Marzola
Psicologa Parma

Fonte http://www.psicologiaecomunicazione.it/dipendenza-affettiva_2501477.html

Pubblicato da: rolandociofi | 30 aprile 2012

Come conquistare le donne: primo, capirle! di Patrizia Marzola

Come conquistare una donna? Come uomo, come posso capire le donne?
Questo post non ha la presunzione di dettare ne leggi ne regole, ma vuole solo offrire un punto importante di riflessione nel complesso ed affascinante mondo delle relazioni di coppia.

Io come uomo, posso in qualche maniera immedesimarmi in una donna per capire quello che prova?

Per capire cosa prova una donna, l’uomo, può basarsi su diverse osservazioni, ascoltando ciò che dice rispetto ai suoi bisogni e desideri e stimolare il dialogo in questo senso. Spesso, le donne non si aprono con gli uomini perché non si sentono ascoltate, quindi, come possono sentirsi capite da uomini che, non prestano loro attenzione rispetto ad esigenze, desideri e bisogni?
Quando l’obiettivo dell’uomo è capire se la donna con cui sta parlando è interessata a lui sul piano sentimentale, può inizialmente basarsi su alcune considerazioni: risponde subito alle sue domande, oppure, cerca di tergiversare cambiando argomento? Alla richiesta di un nuovo appuntamento dice subito si, oppure, nasconde il suo no dietro a mille impegni, che suonano come scuse?

Da cosa sono attratte le donne?

Cosa le donne trovano attraente in un uomo? Domanda molto affascinante, mi dispiace disilludere, ma la realtà è che ogni donna ha una risposta diversa. Se parliamo di attrazione fisica, ad esempio, ci sono donne attratte dalle spalle larghe sostenute da un’ampia schiena, occhi grandi e sguardo profondo, oppure una linea slanciata; altre donne sono attratte da una corporatura robusta perché danno loro più sicurezza, anche la tanto denigrata “pancetta” può in realtà essere un punto a favore dell’attrazione! Se parliamo di carattere e personalità, la lista è lunga e molto diversificata. Per alcune donne può prevaricare la dolcezza, per altre la rudezza di carattere. Per fortuna, la varietà e la sfumatura di caratteri e di personalità è molto ampia, pertanto ognuno può andare alla ricerca della sua anima gemella che non identifica un ideale assoluto, ma il Suo ideale.

Qual è la differenza tra primo approccio e corteggiamento?

Nel corteggiamento uomo e donna si ricercano, è frequente il gioco della seduzione, riprendersi, allontanarsi, serate romantiche alternate da momenti di gioco, insomma una sorta di corri e fuggi che può portare alla costituzione di una coppia, oppure, finiti i giochi, uomo e donna tornano ad essere due entità separate. Spesso accade che in questo gioco, uno dei due rimane scottato, con qualche ferita da leccarsi.

La tua esperienza clinica cosa può raccontare?

Ho diversi casi da raccontare, uno in particolare molto recente, credo che possa racchiudere le vicende di molte donne e uomini. Lui fresco di divorzio seduce lei, giovane ed attraente fanciulla, tutto inizia come un gioco, finché lei si attacca sempre di più a lui, e lui questo non lo vuole, così gentilmente, le dice che non è pronto per una nuova storia a lungo termine, così inizia il lento e travagliato distacco, ma il gioco si trasforma in vittima e carnefice, le cui pedine sono senso di colpa e rabbia per essere caduti in questa trama.
Storie di tutti i giorni che accadono in continuazione, allora cosa fare? Un paio di osservazioni:

Non dimenticare che si è in due ad iniziare il gioco, quindi non colpevolizzarsi, cacciare via i sensi di colpa che sono subdoli e non portano a nulla;
Agire, affrontare di petto la situazione, per non lasciare strascichi ed andare così avanti, fieri di se stessi;
Pensare in modo costruttivo alle piacevole emozioni che si sono provate, un antico detto recita così: “meglio aver amato anche solo per un istante, che non aver mai amato”

Questo NON è ottimismo ad oltranza, ma un oggettivo punto di vista dal quale guardare la propria realtà, per superare i momenti grigi della proprio vita servono: coraggio, impegno, azione e la speranza fonte di luce verso il proprio futuro.

Rivalutare se stessi attraverso le proprie risorse personali, il vero strumento per il proprio benessere.

Patrizia Marzola
psicologa Parma

Fonte http://www.psicologiaecomunicazione.it/capire-le-donne_2501317.html

Pubblicato da: rolandociofi | 30 aprile 2012

L’errore del cliché nel rapporto di coppia di Patrizia Marzola

Internet è pieno di articoli che sminuiscono e banalizzano tante situazioni di vita diverse. Alcuni addirittura vogliono rinchiudere uomini e donne in gabbie chiamate schemi o copioni che seguono.

Io credo invece nell’individualità, ognuno di noi, uomini e donne, siamo il frutto delle nostre esperienze, che ci hanno inevitabilmente forgiato, e forse a volte condizionato.
Ma non diamo la colpa sempre alla nostra infanzia, o ai genitori, o alle persone sbagliate incontrate, che senso ha fossilizzarsi sul passato, quando esso è già passato quindi non più essere modificato?
Ciò che possiamo fare noi per il nostro benessere è leggere in chiave diversa tutte le nostre esperienze, ed imparare da esse.

Domanda – Vediamo alcuni cliché : le donne fanno sempre un sacco di errori in amore. Si dice che mettono i atto sempre gli stessi copioni … la seduttrice, l’amazzone .. Si tratta di comportamenti che seguono uno schema determinato e che portano alla fine della relazione …

Ma è davvero sempre così? Perché la responsabilità degli errori è sempre attribuita alle donne e mai agli uomini, e mai invece alle circostanze più in generale? Prendiamo l’esempio della coppia sposata da diversi anni e, ad un certo punto perde entusiasmo nel rapporto a due. A questo punto le cose possono cambiare … allora ecco che si tende ad attribuire le colpe l’uno o all’altra mettendo in scena un altalena in cui la relazione è alternata da litigi oppure lunghi silenzi ….ma soluzione? È ancora lontana.

Domanda- altro cliché: oppure altro cliché, l’uomo non vuole sposarsi perché vede il matrimoni come una catena…

Be anche questo è un vecchio luogo comune, se fosse davvero così non dovrebbero esserci più matrimoni, invece da maggio a ottobre le nostre strade sono costellate da allegri cartelli “Oggi sposi”.

Ho un amico che aborrisce il matrimonio, spiegando i suoi perché, si capisce che è una persona sola, che gli manca un rapporto a due, la gente di lui si stanca presto perché non prende mai niente sul serio, ironizza su tutto, parla male di tutto, e tratta tutti senza rispetto, il sentimento prevalente in lui è l’invidia, insomma con tutto questo rancore in corpo, come può dare spazio a sentimenti di amore o di amicizia sincera?

Domanda – altro cliché: matrimoni che finiscono perché lei non da più attenzioni all’uomo, così l’uomo va in cerca di amante, è giustificato perché è trascurato. Ma se lo fa la donna non è perdonata dalla società.

Questo è un cliché che fa arrabbiare molte persone! Chi come me, si occupa di consulenza di coppia, può vedere da vicino come ognuno è alla ricerca della soddisfazione di bisogni primari, e solo nella misura in cui questi bisogni non sono soddisfatti si ricerca altro.

Questo dimostra che i cliché sono veri solo quando le persone vogliono dare spiegazioni semplici a situazioni più complesse, che comportano investimento di energia, cioè lo sforzo per capire davvero il compagno/a , capire le reali esigenze e richieste significa dedicare tempo all’altro … con ascolto, con attenzione, con pazienza.

Il segreto del benessere di coppia? Non so se ne esiste uno, ma io credo nella comunicazione e nella condivisione, quando questi elementi ci sono, allora la coppia può prendere tutte le decisioni in modo sereno, ed affrontare le conseguenze in modo consapevole, libero dai sensi di colpa.

Dott.ssa Patrizia Marzola
psicologa Parma

Pubblicato da: rolandociofi | 30 aprile 2012

Depressione postparto di Patrizia Marzola

Il parto è un momento molto importante per la vita della donna, porta con se molti cambiamenti sia fisici che comportamentali, nel senso che ci si deve abituare a nuove abitudini che portano inevitabilmente ad altri cambiamenti che si ripercuotono sulla sfera famigliare, dunque anche sulla relazione di coppia.

A volte, può succedere che a questi cambiamenti facciano seguito anche altre difficoltà che, agli occhi degli altri rimangono invisibili, perché riguardano il lato più personale della donna, possono essere difficoltà psicologiche che vanno a minare la tranquillità e la gioia legata all’arrivo del nascituro.

DOMANDA: ed è a questo punto che l’ umore depresso può giungere a trasformarsi in una vera depressione che rende grigio e insopportabile ogni giorno, ogni impegno, ogni sorriso?

Si. Occuparsi della quotidianità può diventare insopportabile, e accudire il proprio bambino un compito molto pesante, ci si può sentire inadeguate a svolgere il ruolo di mamma, così nascono i sensi di colpa perché la stanchezza, lo stress, le crisi emotive portano con se pensieri negativi, pessimistici di incapacità, a volte accompagnati anche dal timore a fare del male al bimbo, così la mamma ha paura di se stessa e di quello che potrebbe succedere , e tutto questo la spaventa sempre di più.

Ma dobbiamo ricordare che il parto scombussola il corpo della donna, pensiamo solo al memento in cui ritorna il ciclo mestruale, gli ormoni sono i responsabili delle crisi emotive, che molte donne conoscono da vicino.

DOMANDA: perché riconoscere la depressione post parto è difficile?

Perché non se ne parla, spesso è una diagnosi che non viene fatta, in Italia la depressione post natale o post parto, è poco conosciuta, riconosciuta e curata. Individuare le donne a rischio di DPN dovrebbe essere un obiettivo prioritario per le conseguenze potenzialmente dannose che questa patologia può avere sullo sviluppo del bambino, sulla relazione di coppia e su tutta la vita familiare in generale.

DOMANDA: quali donne , se è possibile dirlo, sono più soggette ad incorrere a questo tipo di depressione?

Le ricerche indicano che c’è una maggior incidenza e durata della depressione quanto minor sostegno ha la donna, sostegno sia familiare che sociale nel suo insieme, anche una scarsa autostima può incidere, perché viene lesa la capacità di vedere se stesse come mamme adatte alla cura del bambino. Vorrei sottolineare che soffrire di DPN significa soffrire intensamente, e le conseguenze sociali sono gravi, perché la depressione porta ad isolamento, e all’immobilità, mancano le forze per fare tutto, non solo per prendersi cura del bambino ma anche di se stesse.

DOMANDA: di quale aiuto concreto la mamma può avvalersi?

Prima di tutto aprirsi, dichiarare subito il suo malessere, prima lo dice prima può ricevere supporto adeguato. Spesso i mariti/compagni si sentono impotenti perché non capiscono cosa stia succedendo nella loro compagnia, così le incomprensioni rischiano di trasformarsi in ulteriori rotture, invece no le mamme in questo momento delicato hanno assortamente bisogno di conforto e sostegno che solo la vera ed in condizionata comprensione possono dare.

DOMANDA: tu quale trattamento usi nei casi che ti sono capitati?
Un gruppo di ricercatori australiani portano avanti da anni e con successo un instancabile lavoro clinico e di ricerca hanno proposto una valida metodologia di gruppo, l’ho sperimentata e funziona davvero. Il gruppo sfrutta le potenzialità del mutuo aiuto, anche se è un metodologia che funziona benissimo anche a livello individuale.

Si basa su aspetti comportamentali e cognitivi:

Aumentare le attività piacevoli: molte donne si sentono in colpa nel dedicarsi ad attività piacevoli, quindi il primo punto è superare dunque tutti i sensi di colpa;
Potenziare abilità sociali: nel senso si aiuta a sviluppare le potenzialità comunicative, come ad esempio esprimere i propri bisogni, stati d’animo, necessità, e via dicendo ….
Insegnare tecniche di rilassamento per ridurre ansia e irritabilità;
Riconoscere e mettere in discussione le idee e convinzioni irrazionali che determinano i sentimenti di inadeguatezza e i sensi di colpa.

Nota bibliografica:
gli autori del modello sono Jeannette Milgrom, Paul R. Martin e Lisa M. Negri.

Dott.ssa Patrizia Marzola
psicologa Parma

Pubblicato da: rolandociofi | 30 aprile 2012

Paure e idee irrazionali legate alla sessualità di Patrizia Marzola

Un elenco esemplificativo di paure che sono legate ad idee irrazionali che costituiscono dei veri limiti per un vivere un rapporto sessuale nella sua piena completezza.

L’efficacia di un uomo come amante dipende dalla dimensione del suo pene: la dimensione del pene non condiziona la soddisfazione dell’atto sessuale perché per la donna sono le variabili cognitive ed emotive a rendere l’atto sessuale soddisfacente.

Eiaculazioni o masturbazioni tropo frequenti possono generare indebolimento dell’orgasmo, della libido o malattie mentali: è un’idea assolutamente infondata non esiste una soglia di frequenza, e non generano nessun tipo di problema fisico o mentale.

L’orgasmo vaginale, al contrario di quello clitorideo, costituisce la forma più matura di orgasmo: è una concezione erronea che deriva da una superata concezione freudiana secondo cui lo stadio genitale della sessualità matura nella donna verrebbe raggiunta solo con l’orgasmo vaginale. Ora gli stessi sessuologi non concordano sulla distinzione di queste due forme di orgasmo; inoltre, dato che il fine del rapporto sessuale è il piacere, non ha alcuna importanza la zona da cui esso viene trattato.

Un rapporto sessuale riuscito deve comportare un orgasmo simultaneo nei partner: ciascun partner può avere l’orgasmo al suo momento e con le tecniche preferite; un orgasmo simultaneo può essere ricercato e provato come esperienza nuova e alternativa, ma non inseguito in modo ostinato per raggiungere l’illusione della perfezione.

Se a volte, si è attratti da fantasie sessuali con persone, reali o immaginarie, dello stesso sesso si è omosessuali: questa idea ha condizionato in modo negativo molti adolescenti facendo insorgere in loro molti problemi. Va chiarito che l’omosessualità non è un disturbo è solo un comportamento sessuale alternativo. Bisogna anche dire che tutti presentiamo una potenzialità bisessuale pur in presenza di un orientamento prevalentemente omo o eterosessuale.

I rapporti sessuali dovrebbero essere evitati nell’ultimo trimestre di gravidanza e nelle sei settimane successive al parto: non è vero, bastano precauzioni per evitare un’eccessiva pressione sull’addome o le infezioni, una donna in buona salute può godere dei rapporti sessuali fino a due settimane prima del parto e può riprenderli appena la vagina ha smesso di sanguinare e ogni ferita eventuale si è rimarginata.

L’alcol è uno stimolante sessuale: esso da un punto di vista farmacologico è una sostanza deattivante che, in una prima fase, agisce come disinibitore, e quindi può apparire come rimedio alla timidezza o altre inibizioni che ostacolano il contatto fisico. Tuttavia, successivamente, il suo effetto inibitorio si diffonde su tutto il sistema nervoso, intralciando la prestazione sessuale e, se assunto in grandi quantità, impedendo l’erezione nell’uomo e riducendo la possibilità di orgasmo nella donna.

Esiste un periodo assolutamente sicuro per non correre rischi di gravidanza: non tutte le donne hanno un periodo di ovulazione costantemente regolare i calcoli in base a esso sono inattendibili.
Il sesso orale fra uomo e donna è indice di tendenze omosessuali: le variazioni erotiche fra partner, purché desiderate da entrambi, aumentano il piacere e l’interesse. I rapporti orali sono considerati parte del repertorio eterosessuale e il fatto che tale tecnica sia diffusa fra gli omosessuali non significa alcuna tendenza omoerotica.

dott.ssa Patrizia Marzola

Fonte

Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale. Davide Dèttore. Ed mcGraw-Hill

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Pubblicato da: rolandociofi | 30 aprile 2012

SESSO E PIACERE di Patrizia Marzola

DOMANDA: In questa società dove le informazioni viaggiano veloci, spesso si finisce con il fare confusione. Ovunque si parla di sesso, ma le ricerche sociali dimostrano che in realtà le persone che godono di rapporti sessuali soddisfacenti, cioè accompagnati dall’orgasmo siano molto pochi. Perché? Come possiamo fare per avere rapporti sessuali che davvero ci facciano provare l’orgasmo?

RISPOSTA: innanzi tutto è necessario sfatare un po’ di miti e di credenze che fanno confusione. Ad esempio che l’orgasmo deve avvenire all’unisono. No, non è così, perché uomo e donna hanno tempi diversi. Oppure, si deve trovare il punto G per far provare l’orgasmo alla donna. Non è così, perché dov’è il punto G? I punti sensibili, quelli che generano il piacere, sono assolutamente soggettivi. È vero che conoscere l’anatomia maschile e femminile può aiutare, ma non può certo essere presa come unico e solo punto di riferimento al fine dell’orgasmo.

DOMANDA: allora Come arrivare all’orgasmo?

RISPOSTA: Il sesso è comunicazione, i partner per avere un rapporto sessuale appagante devono per forza dirsi cosa gli procura piacere e cosa no. Ovvero, lei può guidare lui a stimolarle i punti di maggior piacere. L’orgasmo non dipende da quanto tempo dura la penetrazione, anzi, ci può essere una penetrazione protratta per lungo tempo senza che dia piacere alla donna, perché succede questo? Perché tutto dipende dal livello di eccitazione che si raggiunge prima della penetrazione.

DOMANDA: quindi come si può alzare l’eccitazione?

RISPOSTA: Con carezze, baci, stimolazione orale o con le mani. È proprio da questa fase che dipende il raggiungimento o il fallimento dell’orgasmo. Uno stereotipo porta a dire che con il tempo e la routine la coppia non può più provare piacere. Ma questo punto di vista può essere trasformato a vantaggio della coppia, perché più ci si conosce, più si conoscono le parti del partner, che se stimolate, portano all’eccitamento.

DOMANDA: se tu dovessi fare una ricetta per il raggiungimento dell’orgasmo quali ingredienti metteresti?

RISPOSTA: MENTE LIBERA, perché non possiamo goderci le sensazioni se la nostra testa è impegnata altrove. COMUNICAZIONE ovvero la libertà di chiedere e di guidare verso quelle stimolazioni che piacciono di più. Il gusto di PRENDERE L’INIZIATIVA, di SCOPRIRSI, di lasciarsi guidare dalla FANTASIA EROTICA.

IL SESSO è l’espressione profonda della complicità far due partner, più si è invischiati nel gioco del dare e nel ricevere piacere, più il rapporto sessuale porta all’orgasmo, ovvero quella sensazione che appaga i sensi e che lascia storditi, quasi senza fiato entrambi i partner.

Dott.ssa Patrizia Marzola- psicologa Parma

Da Radio Malvisi intervista del 24 agosto 2010

Pubblicato da: rolandociofi | 30 aprile 2012

La coppia e il sesso di Patrizia Marzola

Quando non si ha voglia di fare sesso dipende dal calo del desiderio inteso come disfunzione sessuale?

No, non è detto. Il sesso, presuppone una comunicazione profonda tra i partner, e il fatto di non viverlo serenamente può essere dovuto a molti fattori, è riduttivo parlare di calo del desiderio. Prima di parlare di disfunzione sessuale è importante valutare la qualità del rapporto con il partner.

2. Come si fa a capire se il partner sessuale è quello giusto?

Una serie di domande vi possono aiutare: vi sentiti eccitatati durante i giochi erotici? Oppure durante le stimolazioni tattili? Provate piacere nel toccarvi reciprocamente? Fisicamente provate attrazione? Vi sentite a vostro agio nudi di fronte al partner? Vi sentiti liberi di parlare di ciò che vi piace e cosa no? La riflessione a queste domande potrebbe aiutarvi ad identificare la natura del problema. Inoltre l’ansia potrebbe interferire nella qualità del rapporto.

3. Cosa succede ad una coppia che trova la sintonia solo durante il rapporto sessuale? Mentre in tutti gli altri momenti della vita quotidiana si litiga?

I litigi e le discussioni (frequenti, che prendono il sopravvento sulla normale comunicazione quotidiana) sono l’evidente sintomo che c’è qualcosa che non va. A volte succede che la coppia si rifugi nel rapporto sessuale, perché è come un nascondere a se stessi che ci sono problemi reali. Ma, nascondersi dietro ad un finto benessere, alla lunga, porta comunque allo sfaldamento della relazione, i problemi per quanto dolorosi possano essere, devono essere affrontati, solo così, si può davvero ritrovare il benessere proprio e della coppia.

4. Domanda di un ascoltatrice: nel tempo mi sono resa conto che il rapporto con mio marito si stava deteriorando, un tempo tutto andava bene, ma poi, quando ho visto che anche in camera da letto tutto andava male, ho capito che il problema era reale. È vero che la discordia coniugale arriva a distruggere anche la sessualità? Perché?

Le tensioni generate da forti emozioni negative come l’ostilità, la rabbia nei confronti del partner, la paura del rifiuto o la paura dell’abbandono, così come la gelosia incontrollata danno il via ad una sequenza di comportamenti che vanno a deteriorare in profondità il rapporto di coppia. Le coppie spesso non si rendono conto che la loro relazione ha prodotto questi sentimenti e non hanno coscienza dei comportamenti distruttivi da essi motivati. Allora è bene ripartire dalla consapevolezza di questi comportamenti solo così si può spezzare il circolo vizioso che alimenta i problemi stessi.

Dott.ssa Patrizia Marzola
psicologa Parma

Fonte http://www.psicologiaecomunicazione.it/la-coppia-e-il-sesso_2501488.html

Pubblicato da: rolandociofi | 30 aprile 2012

Identikit del traditore? di Patrizia Marzola

Si parla tanto di tradimento. Ci sono sempre sondaggi che cercano di capire ed individuare questo fenomeno, che sembra sempre più manifesto.

Il tradimento è uno dei tanti fenomeni che riflette i problemi di coppia. A volte ne è la causa dei problemi, altre volte ne è la conseguenza. Forse il motivo per cui se ne parla tanto è che grazie ad internet le informazioni girano di più e più velocemente. I social network ad esempio, offrono una nuova realtà in cui tutto è condiviso. Nel passato il tradimento era più sommerso, forse perché non essendoci a diposizione strumenti di comunicazione “comune” era più difficile parlarne.

Perché si tradisce?
Non esiste una sola risposta a questa domanda. Ognuno ha dei propri bisogni, principi e valori. Nonché situazioni di vita personali che condizionano scelte e comportamenti. Certo è che, per chi vuole tradire sono aumentate le possibilità grazie ai social network, addirittura esiste anche un sito dedicato ai traditori. Per curiosità sono andata a vederlo, è un sito come tanti altri che facilita gli incontri.

E’ possibile tracciare un identikit del traditore?
I sondaggi fatti da diverse associazioni sostengono che sono + gli uomini delle donne. Ma io ritengo che non esista un identikit tipo. Proprio perché il comportamento dell’essere umano è variabile, è soggettivo e dipende, come ho detto prima, da diversi fattori, credo che fossilizzarsi su stereotipi non faccia bene a nessuno, anzi ritengo che possa essere addirittura controproducente.

In che che senso? Ritieni che possa far del male?
Si. Penso solo a chi soffre di gelosia patologica, ad esempio tanto per dirne una. In questi casi il partner geloso rende un inferno la vita dell’altro. Ad esempio, gli stereotipi fanno dire che: chi viaggia per lavoro ha più probabilità di tradire; chi ha un lavoro che lo porta a contatto con persone diverse anche. Ma allora perché si tradisce anche con amici del partner? Vedi? Non esistono regole. Credo che la domanda più onesta che ognuno di noi possa porci è: ascolto il mio partner? Mi ascolta? C’è scambio di richieste e di soddisfazioni? Sono contento/a con lei/lui? Mi sento felice? Come mi vedo da qui ad un anno? E così via, insomma domande che aiutiano ad una profonda riflessione, senza cadere in banali generalizzazioni.

Vivere bene in coppia è possibile?
Ma certo che si. Non pensiamo che esista una ricetta della la coppia felice. Sono tante piccole ed infinite sfumature che rendono una coppia felice. Mio marito ieri sera parlando mi ha detto che lui è innamorato del pensiero di noi due insieme. Quindi non una cosa ma tante tutte insieme e diverse. A volte le storie vanno bene altre volte male, ma fermarsi su punti di vista immobili non porta da nessuna parte.

Ti riferisci a pensare per modi di dire, come ad esempio non esistono più valori, oppure, è facile tradire, gli uomini e le donne in carriera tradiscono , e via dicendo ….?
Si infatti. Una persona un giorno mi ha chiamato e mi ha chiesto se dovesse confessare il tradimento alla moglie. L’unica cosa che ho potuto dirgli è “non lo so”. Dipende da cosa lui vuole fare. Gli ho suggerito di pensare a lui e al suo rapporto con la moglie. Gli ho proposto di pensare ai suoi obitettivi, speranze, sogni, desideri, soddisfazioni ……Poco tempo dopo mi ha chiamato, mi ha detto che ha usato la sua confessione come stimolo da cui ripartire per ricostruire il suo rapporto con sua moglie. Era soddisfatto e contento, anche se lui e la sua moglie stanno passando un periodo difficile, ma entramnbi sono fiduciosi. Vedo molte coppie che riescono a perdonarsi a vicenda, certo ci vuole tempo per ricostruire la fiducia, ma se c’è la volontà si può fare tutto. Così come è vero il contrario, se manca la volontà di stare insieme, anche solo da una parte, è inutile continuare a vivere un rapporto di coppia che non porta da nessuna parte. Bisogna essere in due per fare una coppia, pertanto non basta la forza di volontà di UN solo membro per riuscire a ri-cucire o ri-costruire. Vivere nell’illusione fa male, è una forma di evitamento che fa soffrire in profondità, anche se lo si vuole nascodere a se stessi. Non fa che diminuire il proprio senso di sicurezza, di soddisfazione personale e di autostima.

Patrizia Marzola
Psicologa della coppia
Riceve a Parma

Fonte http://www.psicologiaecomunicazione.it/identikit-del-traditore_2501480.html

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Pubblicato da: rolandociofi | 30 aprile 2012

Reagire per combattere: vincere l’ansia di Patrizia Marzola

In questo periodo molti di noi sono preda dell’ansia, sarà il momento difficile legato alla crisi, sarà forse perché alcune delle nostre certezze non sono più tali. Perché in queste situazioni prende il sopravvento l’ansia? A cosa è dovuta?

L’ansia è un sistema di allerta del nostro organismo, il suo compito è di avvertirci quando c’è qualcosa che non va, quindi ha una funziona adattiva in questo senso.
Nelle situazioni di vita quotidiane, vissute con apprensione o preoccupazione l’ansia assume una connotazione diversa, cioè il suo manifestarsi diventa un segnale importante che si fa sentire attraverso le sensazioni fisiche che sentiamo, come ad esempio fiato corto, respiro affannoso, oppure battito cardiaco accelerato, magari anche tremori o sudorazione più intensa.

L’unico soggetto dei nostri pensieri sono le preoccupazioni, e queste vengono percepite a livello fisiologico creando cambiamenti che, rappresentano per noi delle conferme che qualcosa non va, e questo porta ancora di più a soffermarci sui nostri pensieri. Insomma si crea un circolo vizioso che dobbiamo spezzare per recuperare un po’ di serenità.

Dunque l’ansia può fare vacillare anche le nostre sicurezze? Può farci sentire ancora più soli?

Si l’ansia può causare una perdita di sicurezza personale

C’è una STRATEGIA per vincere l’ansia in modo efficace? Come possiamo fare per superarla?

La strategia è una sola: affrontare le situazioni in modo diretto, e agire. Ogni volta che agiamo, invece di subire, vinciamo sempre la nostra ansia, e paure. Certo non è facile perché servono alcuni passaggi fondamentali:
- Identificare ciò che ci crea ansia;
- Prepararci consapevolmente al fatto che vogliamo, prima o poi, affrontare le nostre paure.
È affrontando con determinazioni queste situazioni che torniamo a sentirci più sicuri e più forti, è per questo motivo che ansia e autostima personale sono legate, se soffre una , anche l’altra ne risente.

Determinanti sono le nostre risorse personali, perché? E se non riusciamo riattivarle, come possiamo fare?

Le RISORSE PERSONALI sono una vera e potente arma su cui ognuno di noi potrà sempre contare, perché sono nostre, fanno parte di noi , e niente e nessuno potrà mai portarcele via. E quando ci dimentichiamo di averle, serve un coraggioso lavoro di consapevolezza, che porta ad identificare e ritrovare il nostro percorso di vita, così facendo cancelliamo la nebbia che ci impedisce di trovare la nostra serenità.

Quante volte ho sentito descrivere l’ansia come una morsa che soffoca, che toglie il fiato, che fa sentire smarriti. Ed è in questo stato d’animo che diventa importante trovare un importante sostegno che permetta di riconoscersi e di ricostruirsi in modo autonomo. Ci vuole coraggio anche per chiedere un sostegno, soprattutto per chi è abituato a fare tutto da solo. Ma chiedere aiuto non significa essere deboli, ma dimostra la forza data dalla volontà personale di diventare più forte.

Patrizia Marzola, psicologa Parma e Fidenza
Fonte http://www.psicologiaecomunicazione.it/reagire-per-combattere-l-ansia_2501387.html

Pubblicato da: rolandociofi | 30 aprile 2012

Vincere ansia e depressione usando la curiosità di Patrizia Marzola

Ansia e depressione sono legati a momenti difficili della vita, so che tolgono forza e vitalità, parlando con te, mi dicevi che la nostra naturale curiosità può aiutarci ad uscire da questo stato che ci immobilizza, dunque in che modo la possiamo usare per aiutarci?

Insieme agli aiuti psicologici o farmacologici è importante attivare anche le risorse personali per riuscire a recuperare il proprio benessere. Proprio perché ansia e depressione tolgono la vitalità, la voglia di fare anche le attività più piacevoli, ma visto che la motivazione è l’ingrediente fondamentale che aiuta a recuperare il benessere dobbiamo stimolarla, in questo senso la naturale propensione alla curiosità può essere un importante salvagente.

In questo contesto quando parli di curiosità a cosa ti riferisci?

Mi riferisco a quell’aspetto che fa parte di tutti noi, ognuno di noi è attratto da qualcosa, il bisogno di sapere fa parte dell’essere umano, in fin dei conti è proprio su questo naturale bisogno che si basano i social network o i reality show. Facciamo un esempio pratico: chi soffre di depressione si sente intrappolato in un mondo privo di movimento, ogni azione, anche la più semplice, viene vissuta come uno sforzo immenso, impossibile da sopportare, quindi per combattere questo stato di inerzia è necessario trovare attività semplici e divertenti che possano, in modo piacevole, far recuperare la gioia di fare gesti semplici, ad esempio, una passeggiata all’aria aperta per chi ama il verde.
Una persona ha ritrovato il proprio equilibrio coltivando la sua passione per le piante, andando nei vivai a scoprire nuovi semi, ecco questo è uno dei tantissimi esempi che hanno funzionato.

In che modo possiamo stimolare la naturale curiosità?

Pensare alle cose che piacciono, oppure, coltivare qualche semplice interesse che non si consoce ma che potrebbe affascinare. Ad esempio, una persona mi ha detto che a lei non interessa nulla, che non ha mai trovato interesse verso niente, ma spesso sono proprio le cose che non si sono mai fatte che diventano interessanti.
Lavoretti come il decoupage, possono essere un buon inizio, e possono vincere le resistenze che sono dentro di noi, cioè vincere i nostri “non sono capace”, ”non ci riesco”, ma visto che, le parole che diciamo a noi stessi sono fondamentali per il recupero dall’ansia e dalla depressione, è importante iniziare a seminare questo nuovo stile di pensiero.

Quindi tu suggerisci che in pratica la curiosità può essere un modo pratico per trovare nuove risorse che possono aiutarci davvero.

Si infatti, è molto importante riscoprire la propria motivazione, il proprio coraggio che aiutano davvero a recuperare l’autostima e la fiducia in se stessi, perché questa è di importante sostegno per il cambiamento, per ritrovare il benessere. Per trovare nuovi stimoli non serve andare lontano, ne investire grandi somme di denaro, basta guardarsi intorno per scoprire le piccole cose che ci circondano e che possono attrarre la nostra attenzione. Nuovi interessi, nuovi hobby possono essere il primo passo per arrivare a stare meglio con se stessi e con gli altri.

Patrizia Marzola
Psicologa Parma

Fonte http://www.psicologiaecomunicazione.it/vincere-ansia-e-depressione_2501321.html

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